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Le “Ombre Liquide” di Liao Pei

Liao Pei

Visionarea Art Space, presso l’Auditorium della Conciliazione di Roma, prosegue il suo viaggio nella Cina contemporanea, aprendo il 2020 con Liao Pei e la mostra Liquid Shadow, per la prima volta in Italia, curata da Wang Meng e Gianluca Marziani: un nuovo viaggio immersivo nelle visioni dell’estremo oriente in dialogo con il vecchio continente, ad opera di un’artista che con il suo occhio femminile scandaglia volti, toccando il metafisico.

La mostra, che si inaugura martedì 14 gennaio 2020, è il terzo appuntamento della nuova stagione di Visionarea Art Space, progetto che, per il quarto anno consecutivo, vede il prezioso sostegno della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele.

Visionarea Art Space ha sede al secondo piano dell’Auditorium Conciliazione.

La mostra LiquidShadow presenta una selezione di pitture ad olio su tela. Le opere, realizzate nel corso del 2019, catturano lo spazio come una costellazione omogenea e orchestrale. Dotate di forte impatto e altrettanto mistero, somigliano a particelle cellulari di un organismo sinaptico, sorta di oscuri frammenti fluidi che galleggiano nel bianco amniotico della galleria.

HyperFocal – Una delle opere in mostra.

Liao Pei dipinge volti, corpi, spiriti, fantasmi, anime… ogni quadro racchiude idealmente tutte queste identità ma nessuna supera le altre per evidenza figurativa. Il fantasma diventa solido, il volto cattura l’evanescenza, l’anima trattiene qualcosa del corpo, lo spirito poggia i piedi al suolo: ogni apparizione pittorica è il senso di un controsenso, le semplici categorie si sfaldano, gli stati fluttuanti della materia trasformano la narrazione lineare e il suo contenuto simbolico. La pittura di Liao Pei riesce dove altri linguaggi visivi si fermano: scende nella radice dello sguardo, nel sottosuolo invisibile dell’io, in una geologia spirituale dove il complemento di supporto è un certo suono elettronico, quel sistema di bordoni, glitch e field recording (Fennesz, Rafael Anton Irisarri, William Basinski, Ben Frost, King Midas Sound, Oren Ambarchi…) che ha trasformato la musica recente in una raffigurazione elettrica dei paesaggi interiori.

L’artista cinese metabolizza la memoria di formazione autoctona con i processi di sintesi del globalismo linguistico. Il risultato ci trascina in un vortice distopico, dentro il mare nero delle ombre liquide che diventano segnali atavici, flash della memoria, quark retinici. Sono apparizioni che non afferri, passaggi densi eppure rapidissimi, istanti che dilatano la propria stasi a due dimensioni. Non esistono polarità terrestri, alto e basso, sopra e sotto, adesso e dopo; qui si fa un salto centrifugo nell’antimateria interiore, nella veggenza aliena, nei disegni neolitici, nelle nebulose cosmiche, nel micromondo cellulare.

Pubblicato da gossipgirl

Le brave ragazze vanno in Paradiso, ma le ragazzacce si intrufolano dappertutto!